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Will Wiles, Istruzioni per la manutenzione del parquet, Neri Pozza

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Che fare se un amico ci chiede di sorvegliargli casa, gatti inclusi, per qualche settimana mentre è all’estero per discutere i dettagli del divorzio?
Questa è la condizione in cui viene a trovarsi l’anonimo protagonista, scrittore in piena sindrome da pagina bianca, catapultato da un caotico appartamentino londinese di pochi metri quadrati, ad una dimora dalle rifiniture di lusso dove regna un ordine maniacale.
Il fatto che l’appartamento si trovi in una non meglio identificata città dell’Est europeo, dove si parla una lingua pressoché sconosciuta, acuisce e spalma ben presto la sensazione di disagio e di estraneità sia all’interno che all’esterno delle mura domestiche.

Il padrone di casa, ossessivo cultore della perfezione, ha disseminato l’appartamento di indicazioni dettagliatissime sotto forma di bigliettini che si palesano a sorpresa anticipando le mosse dell’ospite: istruzioni minuziose, divieti ed avvertimenti volti a prevenire eventuali mosse false o a precisare abitudini e desiderata dell’assente.
“I foglietti di Oskar stavano a sottolineare che il mio ospite aveva preso in considerazione quasi tutti i possibili imprevisti. (…) L’aria era pregna di doti ammirevoli come la coscienziosità, l’autodisciplina, l’organizzazione, la programmazione: in breve, le doti di cui io ero sprovvisto. (…) Ed eccomi qui, nel regno degli animali noiosi e compiaciuti che vincono nelle favole: le formiche operose, gli scoiattoli industriosi, le tartarughe tenaci.”

Come recita il titolo il parquet avrà un ruolo fondamentale e sui listoni pregiati in quercia francese sbiancata si accanirà la disattenzione e la sfortuna del protagonista.
L’iniziale entusiasmo per la situazione nuova, vissuta nelle prime ore come un’occasione preziosa per “scrollarsi di dosso vecchi schemi” e ritrovare la vena creativa in un ambiente ordinato in cui si respira la volitività e il talento del legittimo proprietario, pianista di successo, si smarrisce ben presto soffocata dalla naturale inettitudine del protagonista.

Dopo le prime grottesche disavventure è impossibile non chiedersi come mai un padrone di casa tanto previdente, affetto da evidente sindrome del controllo, abbia scelto un ospite così palesemente inadeguato.
La spiegazione arriva nelle ultime pagine quando l’infelice protagonista é ormai in fuga, annientato da soli otto giorni di permanenza.

Il romanzo é meno superficiale di quanto possa sembrare in apparenza.
Situazioni surreali con la cadenza della catastrofe annunciata incalzano il nostro “eroe” a ritmo sempre più serrato cavalcando un umorismo paradossale.

Per dirla tutta, influenzata da altri lettori, mi aspettavo risate a scena aperta ma una volta di più ho constatato quanto il riso in ciascuno di noi segua vie misteriose e pizzichi corde differenti.
Ci pensa la vita di tutti i giorni ad insegnarci che è praticamente impossibile mantenere intatta qualsiasi superficie domestica ma la verità è che, in controtendenza rispetto alle intenzioni dell’autore e senza gli estremismi del caso, io simpatizzo naturalmente per quegli “animaletti noiosi” su cui ironizza il protagonista e se devo scegliere tra formica e cicala resto irrimediabilmente formica.

Viv

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