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Andre Agassi, Open, Einaudi

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Che amiate il tennis o lo seguiate tiepidamente, la biografia di Agassi -scritta in strettissima collaborazione con il premio Pulitzer J.R. Moehringer- merita.
Scritta come un romanzo appassionante, si legge a rotta di collo e dopo poche pagine si comprende perché Baricco abbia inserito questo romanzo nella lista delle “Cinquanta migliori letture degli ultimi dieci anni”.

Dall’infanzia nei sobborghi di Las Vegas, all’ombra di un padre padrone di origine iraniana che lo costringeva ad allenamenti spietati, alla rigida disciplina dell’Accademia Bollettieri, fino alla scalata del ranking ATP e al ritiro dalle scene sportive.
Il sogno americano in una seduta psicanalitica di oltre quattrocento pagine, in cui Andre si racconta -non sappiamo con quanta sincerità- e fa pace con i fantasmi del passato e con uno sport amato e odiato con uguale intensità.

La genialità senza l’adesione al progetto può facilmente diventare una gabbia intollerabile. Questo ci dice Andre, enfant prodige senza possibilità di scelta.
Inchiodato dalla volontà e dall’ambizione paterna ai campi da tennis fin dalla più tenera età, abbraccia la carriera tennistica per affrancarsi dalla tutela dei suoi mentori pur odiando la solitudine di una vita nelle camere d’albergo e la tensione spasmodica di ogni partita.
Solo intorno ai trent’anni, età in cui la maggior parte dei tennisti, incalzata dalle nuove leve e piegata dallo stress mentale e fisico, comincia a pensare al ritiro, Agassi matura una consapevolezza che lo porta a scegliere la strada fino ad allora percorsa per mancanza di alternative.

“Anche se non è la tua vita ideale, puoi sempre sceglierla. Quale che sia la tua vita, sceglierla cambia tutto.”

Inevitabilmente nel libro si parla molto di tennis, di vittorie e sconfitte memorabili, ma la descrizione delle partite è accessibile e vivace anche per chi, poco esperto del settore, non ricordasse le storiche battaglie di cui si parla.
C’è spazio per la delusione, i sentimenti, il fallimento e la rinascita.
E la lezione è che la sconfitta brucia assai più di quanto scaldi la vittoria, che in un mondo dove ogni partita può significare toccare le stelle o subire una cocente umiliazione, è importante cercare di controllare ciò che si può, ovvero il proprio equilibrio mentale, a dispetto del colpo perfetto e della prestanza fisica che può sempre tradire con uno strappo muscolare o un crampo improvviso. Stabilità e forza che Agassi sembra aver felicemente trovato sul finale di carriera al fianco di Steffi Graf con cui è sposato e gestisce una Fondazione benefica per ragazzi.

Per gli interessati segnalo questa bella recensione.

Viv

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