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Shiley Jackson, La lotteria, Adelphi
Otello Marcacci, La lotteria, Officine Editoriali

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Che si tratti di un antico costume tramandato da generazioni, come avviene in un brevissimo racconto di Shirley Jackson, o di una sorta di gioco mediatico che mette in palio 24 ore di immunità assoluta a prezzo della morte, come avviene nel racconto di Otello Marcacci, l’alea che si respira intorno alle lotterie torna ad affacciarsi nelle mie letture.

Il racconto brevissimo di Shirley Jackson -primo di quattro nel volumetto Adelphi che da questo racconto prende il titolo- ruota intorno ad una consuetudine raccapricciante che una volta all’anno riunisce una piccola comunità rurale intorno all’estrazione di una lotteria.
Un raccontino disturbante che, in una manciata di righe, porta in primo piano il bisogno atavico di convogliare la malasorte su una vittima sacrificale e mette sotto i riflettori il sollievo nel constatare che il calice sia toccato ad altri.
Resta l’amaro in bocca di riconoscersi in una crudeltà dalla familiarità surreale e priva di motivazione che ha il volto della brutalità ferina. Hobbes docet.

Diverso il clima che si respira nel racconto breve di Otello Marcacci, che ha il sapore dell’omaggio al romanzo di genere, in questo caso la fantascienza.
Un tuffo nel passato per me che intorno ai vent’anni lessi avidamente Asimov e Dick.
Ambientato in un Impero galattico del futuro governato da una casta geneticamente superiore, al possessore del biglietto vincente sarà concesso realizzare ogni desiderio nelle 24 ore che precederanno la sua morte, persino tentando di sovvertire l’ordine costituito dagli Intoccabili.
Una novantina di pagine in cui la narrazione procede con rapidità, comprimendo, come spesso accade nei racconti di fantascienza, l’antefatto di una vicenda che è colta solo nella sua parabola finale.
Un gioco pirotecnico di colpi di scena e contro finali che sembrano voler sottolineare che la lotta tra Bene e Male è spesso legata ad un filo e basta un nulla per sovvertirne l’esito.
La speranza in questo caso ha l’ultima parola, esile come una fiamma da proteggere con determinazione, coraggio ed un pizzico di fortuna.
Persino il personaggio negativo del dittatore ha in sè un elemento di riscatto nel quale mi sono compiaciuta di riconoscere il leitmotiv di “Gattaca”, film di Andrew Niccol che, per inciso, consiglio a chi non l’avesse ancora visto.
In buona sostanza, nel bene e nel male, l’uomo combatte per realizzare se stesso a dispetto dei codici genetici.

Viv

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