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Stefania Bertola, La soavissima discordia dell’amore, TEA

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Grazie all’amica Polimena –qui la sua recensione- sono approdata a questo romanzo di Stefania Bertola di cui ricordavo di aver letto un unico libro più di un decennio fa.
Restiamo nell’ambito delle letture d’evasione ma in questo caso l’ironia oscura le sfumature rosa e la vena umoristica e sottilmente caricaturale ammanta trama e personaggi.

Intorno all’allestimento di uno spettacolo teatrale per amatori in cui Shakespeare viene pesantemente rivisitato da un regista d’avanguardia, si snodano le vicende semiserie di un gruppo di amici e conoscenti che al di fuori del palcoscenico sono, chi più chi meno, impegnati a dare una svolta alla propria vita.
Quattro amiche dei tempi del liceo, accompagnate ad uomini sbagliati, cercano soluzioni e si consolano aprendo a metà i Ringo e raschiando voluttuosamente la crema, un primo attore sogna le fiction ma non ha il coraggio di imporsi alla fidanzata virago, suocere impiccione predispongono e vigilano ossessivamente sulla cerimonia nuziale di figli recalcitranti, rifiutando di accettare l’evidenza che il matrimonio “non s’ha da fare”.
I personaggi -dentro e fuori dal teatro- si muovono con un disordine armonico, grotteschi ma verosimili nelle loro idiosincrasie così rassicuranti, guidati quasi inconsapevolmente dai versi del Bardo che vengono gridati a squarciagola durante le prove dello spettacolo.
Piccole bugie, sotterfugi e un lieto fine corale da commedia shakespeariana.
Per passare qualche ora di intrattenimento lasciandosi alle spalle i drammi del quotidiano e di certa letteratura femminile di genere.

Viv

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