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Sveva Casati Modignani, Vaniglia e cioccolato, Sperling & Kupfer

Quale madre e moglie non ha mai sognato di regalarsi una pausa di riflessione lontano dalla quotidianità lasciando il coniuge ad occuparsi a tempo pieno di figli, animali domestici, genitori e casa?
Nello specifico, la vacanza ha un dichiarato intento punitivo dato che il marito in questione viene dipinto come un immaturo, fedifrago e negazionista che, con una variante sul classico mazzo di fiori, si presenta puntualmente con un dolce alla vaniglia e cioccolato per farsi perdonare le scappatelle, ma va detto che anche la protagonista non scherza quanto a scheletri nell’armadio.
Non manca quasi nulla, ed ogni personaggio -comprimari inclusi- a turno esibisce un’infanzia difficile all’ombra di genitori alcolizzati, violenti, deboli o semplicemente anaffettivi, e una vita di coppia pluridirezionale dove trova spazio l’avventura seriale così come il grande amore soffocato per un malinteso senso del dovere o per manifesta incapacità di riconoscere i propri desideri e la direzione della propria felicità.
Molta carne al fuoco e uno stile patinato che si allontana dal classico chick lit d’oltreoceano preferendo atmosfere più vicine al benpensantismo borghese nostrano e tristanzuolo.

La verità? Trattandosi di lettura cosiddetta d’evasione -e chi mi legge sa che non ho pregiudizi in proposito- è declinata in un rosa piuttosto cupo, per non parlare del lieto fine che di lieto ha solo una poco condivisibile apparenza, giacché nemmeno il più azzurro tra i principi farebbe spallucce e dispenserebbe amabile comprensione di fronte ad una moglie che torni all’ovile gravida dell’uomo per il quale avrebbe con tutta probabilità continuato a struggersi se un male terribile non l’avesse, molto opportunamente, tolto di mezzo.
E poi ditemi che la provvidenza non esiste.

Non me ne voglia l’amica che me l’ha “messo sul comodino”.

Viv

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