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Graeme Simsion, L’amore è un difetto meraviglioso, Longanesi

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Presentato da Longanesi come “caso editoriale del 2013” è in realtà un piacevole romanzo, scritto ad hoc per la versione cinematografica, che sono certa non tarderà ad arrivare.
Graeme Simsion, al suo esordio come romanziere, nasce infatti sceneggiatore e questa matrice è evidente fin dalle primissime pagine, nella scrittura estremamente visiva e nel “montaggio” narrativo.
Il mood è quello di una commedia su grande schermo, non stupitevi se comincerete a guardarvi in giro in cerca della vaschetta del pop corn.

Don Tillman, genetista presso l’Università di Melbourne affetto da sindrome del controllo, sulla base di un assunto secondo il quale gli uomini sposati vivrebbero più a lungo e più felicemente, appronta un questionario per selezionare le candidate al “Progetto moglie”.
A scompaginare le acque ecco arrivare Rosie, studentessa e barista eccentrica che lo coinvolgerà nella ricerca del presunto padre biologico a suon di campioni genetici.

Posta la premessa non originalissima, il romanzo è apprezzabile essenzialmente per l’approccio “disturbato” del protagonista che in qualità di voce narrante ci dettaglia le sue perplessità di fronte ad una realtà che gli è profondamente ostica e incomprensibile.
Senza che venga esplicitato se non per accenni trasversali, si fa strada un quadro clinico in cui non sia stata diagnosticata -passatemi l’approssimazione- una qualche forma di autismo sia pure in forma lieve e non invalidante.
Don non è semplicemente un individuo maniacale con una marcata vena compulsiva e nevrotica, che scandisce il tempo spaccando il minuto e organizza metodicamente le sue giornate secondo tabelle dettagliate al secondo.
Don è scarsamente empatico, refrattario ai contatti fisici, totalmente inadeguato di fronte all’ironia e al sarcasmo, inadatto a processare le risposte letterali e la mimica facciale.
La risultante è un soliloquio mentale che tende a spiazzare il lettore e crea un effetto parodistico.
Tant’è che, come nella migliore tradizione, la commedia si snoda tra equivoci ed epifanie in cui il protagonista scopre di non essere del tutto immune ai sentimenti e, con razionale determinazione, accetta di provare a modificarsi, rinunciando al controllo ossessivo e riconoscendo in un certo grado di entropia e di improvvisazione una formula di accesso a un benessere interiore di grado superiore.
Non vi dico che ne sarà di Rosie e del “Progetto moglie” ma scommetto che non sarà troppo difficile indovinarlo.

Viv

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