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Otello Marcacci, Il ritmo del silenzio, EdS

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Quando si legge un autore che è entrato a far parte della nostra vita, sia pure virtuale, c’è sempre un leggera trepidazione iniziale. Inutile negarlo, il timore di restare delusi incombe come un brivido sulle prime pagine.
In questo caso però, già dopo le prime righe, mi sono detta “Posso stare tranquilla, funziona tutto!”.
Nel giro di neppure ventiquattr’ore avevo letto anche i ringraziamenti, che molto rivelano dell’autore e della sua anima. Non perdetevi le ultime trenta righe.

Il racconto si apre nel braccio della morte del carcere di Huntsville in Texas, dove a Robert Frost è stata appena comunicata la data della sua esecuzione. Ultimo desiderio, che il suo avvocato d’ufficio rintracci in Italia un vecchio amico che lo accompagni nel suo ultimo viaggio.
Nelle due settimane che separano Robert Frost dall’iniezione letale facciamo conoscenza col destinatario di quel misterioso messaggio in codice, un anonimo Marco Rossi con una vita di insignificanza all’attivo e scorriamo a ritroso un trentennio di vita, lo sguardo inchiodato al patto d’alleanza che ha legato tre persone a partire dagli anni dell’Università a Siena.
Grande protagonista l’amicizia che sopravvive al tempo, un’amicizia prevalentemente al maschile che alle aspettative deluse e alle grandi tragedie contrappone la forza trainante del sentimento e la volontà di riscatto da un passato di ombre e di scelte sbagliate.
Il tema della pena di morte e dell’errore giudiziario trova spazio nei dialoghi lasciando ampi margini di riflessione.

Il romanzo alterna due voci narranti, riconoscibili anche prescindendo dall’uso del corsivo e dello stampatello che le contraddistinguono visivamente.
L’azione si sposta spazialmente tra l’Italia e gli Stati Uniti e temporalmente si snoda con una serie di flashback e flashforward. Il pregio maggiore nella struttura del romanzo sta proprio nella capacità “intuitiva” di tessere una trama su più piani temporali con naturalezza quasi necessaria. Sequenze narrative distanti tra loro sono legate con una fluidità priva di sbavature, senza che l’azione subisca delle interruzioni.
Una piccola suspension of disbelief -che non svelo- nell’ultima parte ci ricorda che tra le pagine di un romanzo anche ciò che sarebbe poco verosimile nel mondo reale può trovare una nicchia per manifestarsi, e un finale scanzonato che lascia aperta una possibilità senza renderla necessaria, senza forzare la chiusura del cerchio, con quell’ottimismo che guarda al di là di ciò che è, semplicemente allargando le braccia per accogliere un’eventualità.

Al piacere della lettura in questo caso si è aggiunto il sorriso nel ritrovare nascoste tra le pieghe del racconto non tanto delle note prettamente biografiche quanto una sorta di background, delle idee in qualche modo familiari, ma questa è un’annotazione personale che va semplicemente ad aggiungersi alla scrittura avvolgente, ai personaggi credibili, ad una narrazione veloce senza tempi morti.

Il tallone d’Achille di questo libro -come spesso accade per gli editori minori, cui viene data poca visibilità nelle vetrine delle grandi catene- è la scarsa distribuzione.
Fatti salvi Amazon e IBS, segnalo il sito dell’autore attraverso il quale potrete avere il privilegio di acquistare una copia autografata.

Le amiche sono avvisate, potrebbero trovare questo romanzo sotto l’albero il prossimo Natale.

Viv

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