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La befana quest’anno si è ricordata di me e mi ha portato questo libro con cui inauguro una serie di recensioni di romanzi di autori di cui frequento il blog.

Morena Fanti, La centesima finestra

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“La centesima finestra” di Morena Fanti è stato autopubblicato dall’autrice esclusivamente in versione elettronica a fronte del silenzio delle molte case editrici che, come racconta in un suo post, non si davano pena di comunicarne il rifiuto e men che meno la semplice ricezione del manoscritto.
Nel corso di quest’anno, chiacchierando con una amica scrittrice che si dibatte nelle stesse difficoltà, mi è capitato spesso di tornare in argomento e di entrare nel merito di scelte editoriali alternative.

Un libro nasce per un’esigenza dello scrivente ma si esprime compiutamente attraverso il lettore, che informa e trasforma le pagine col sottotesto della sua esperienza.
Per questo, essere vincolati allo strapotere di un editore che può legittimamente, ma del tutto arbitrariamente, decidere di abbandonare nel mucchio un manoscritto che è costato mesi di lavoro è estremamente frustrante e molti autori, ad oggi, decidono di procedere in autonomia.
Self-publishing tuttavia non è necessariamente sinonimo di scelta narcisistica o sciatteria linguistica e qui arriviamo al romanzo di Morena Fanti che meriterebbe l’edizione in cartaceo -ammesso e non concesso che questa suggelli il valore di un testo-
più di molti volumi che strizzano l’occhio nelle vetrine della grande distribuzione.

Annalisa, Fabio e Dario, amici e conviventi negli anni dell’università, ad una manciata dai cinquanta si ritrovano per un fine settimana a Cervo; tre giorni di intimità proibita, sull’onda di attrazioni passate mai chiarite e di uno stallo sentimentale che ciascuno sperimenta con sfumature differenti nella propria quotidianità.
A partire da questa parentesi ognuno di loro si ritroverà a fare i conti con l’imprevisto -la centesima finestra di cui recita il titolo- e nelle loro vite si farà strada la necessità del cambiamento.
Annalisa cercherà di gestire il vuoto sentimentale della sua condizione di madre separata attraverso un uso sempre più indiscriminato di ansiolitici, Dario inizierà un percorso di autodeterminazione che lo porterà ad esaudire un sogno soffocato dalle responsabilità familiari di padre e marito, Fabio si renderà amaramente conto che la sua efficienza organizzativa e il successo negli affari non sono sufficienti a garantirgli una vita priva di scossoni.
La malattia, l’amicizia, la genitorialità, i desideri di realizzazione si fanno strada pagina dopo pagina spostando l’azione tra Genova, La Spezia e Bologna.

I gesti e le parole rimbalzano da uno scenario all’altro con piccoli accorgimenti di scrittura che sospendono l’azione di un personaggio in un luogo e riprendono altrove un’azione analoga da parte di un altro personaggio. Questa trasversalità crea un legame di continuità e sovrappone le vite di personaggi che sostanzialmente vivono esistenze separate.
Talvolta il lettore origlia dal buco della serratura di una vicina di casa, coglie una realtà filtrata da muri sempre troppo sottili e, come la signora Bastiani, ascolta e rielabora elementi frammentari.

Sbavature? Poche, anzi pochissime. Giusto due piccole considerazioni personali di carattere più generale.
Fatto salvo che la trama appartiene all’autore, da fruitrice mi sono chiesta quanto possa l’iniziale promiscuità dei protagonisti sposarsi con anni di convivenza universitaria in cui poco o nulla era accaduto. La naturalezza della loro intimità a Cervo avrebbe lasciato presumere un ménage à trois di antica memoria che invece non trova riscontro.
Seconda annotazione. Il capitolo finale, che riassume didascalicamente le vicende dei protagonisti è, a mio avviso, il meno riuscito e si percepisce qualche nota stonata in una chiusura troppo “accompagnata” che ha nella forzatura dei dialoghi il punto di debolezza.

Detto questo l’impianto del romanzo è solido, la lettura scorrevole, ogni parola è scelta e soppesata con cura, i personaggi si muovono e dialogano con autenticità, e anche nelle loro umane debolezze creano un quadro coerente.
“La centesima finestra” è un ottimo esempio di come l’abbinata self-publishing/e-book possa dare spazio a romanzi meritevoli di attenzione che, secondo logiche editoriali che oggi più che mai obbediscono a criteri di vendita sicura, giacerebbero in un cassetto.

Viv

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