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J.K. Rowling, Il seggio vacante, Salani

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Nessun maghetto e nessun incantesimo per il nuovo libro della Rowling. Un romanzo che si rivolge agli adulti e che utilizza un linguaggio crudo e disincantato al quale non ci aveva abituati.
Spero che incauti genitori non l’abbiano regalato ai propri bambini immaginando di mettere sotto l’albero uno spin off di Harry Potter.

Nella provinciale cittadina inglese di Pagford, dove il benpensantismo regna sovrano, nulla è come sembra.
Ogni personaggio cova risentimenti ed invidie dentro e fuori le mura domestiche, i matrimoni si trascinano nell’equivoco e nell’assenza di dialogo, figli disadattati mal sopportano l’autorità di genitori poco autorevoli -egoisti, anaffettivi o addirittura violenti- che nascondono segreti e debolezze inconfessabili o presunte tali.
Nelle primissime pagine assistiamo alla morte improvvisa dell’unico personaggio positivo, il consigliere comunale Barry Fairbrother, che lascia dietro di sé moglie e quattro figli nonché un seggio vacante nel consiglio comunale, scatenando una piccola guerra intestina per la successione che verrà combattuta senza esclusione di colpi.
Motivo del contendere un Centro di recupero per tossicodipendenti nel rione degradato della cittadina che gli abitanti dei quartieri “bene” guardano con cinica intolleranza.

Il racconto è corale, inutile cercare di affezionarsi ai singoli personaggi, poiché nessuno di loro riesce a suscitare una autentica empatia.
Chi più chi meno incapaci di ascolto, indifferenti, crudeli, vendicativi, ottusamente alla ricerca di un proprio equilibrio personale che non tiene mai conto dell’altro se non in termini di riconoscimento pubblico.
Quella di Pagford è un’umanità perdente, senza apparente capacità di riscatto.
Siamo noi al nostro peggio e se una pecca si può ascrivere alla Rowling è proprio nell’eccesso di iper-realismo negativo.
Dunque non si tratta di un romanzo di intrattenimento per famiglie ma di uno spaccato amaro che guarda impietosamente le debolezze di una comunità dove i buoni sentimenti giacciono nella nuda terra a partire da pagina quattro.

Eppure, malgrado le premesse possano suggerire un giudizio contrario, dal punto di vista narrativo “Il seggio vacante” è un libro ben scritto, che prende vita soprattutto nella seconda metà del volume. La prima parte, a mio avviso, risente di un ritmo iniziale lento in cui succede poco o nulla, un’immersione graduale in cui il lettore entra in confidenza con i numerosi personaggi della comunità di Pagford e ne scopre le piccole e grandi meschinità sottaciute.
Materiale perfetto per un serial televisivo che pare sia già in lavorazione.

Viv

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