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David Nicholls, Il sostituto, Beat edizioni

“Stephen Mc Queen aveva due curricula.
Accanto al riassunto di tutti i risultati che aveva realmente ottenuto c’era il Quasi Curriculum. Era la versione fortunata della sua vita, in cui gli obiettivi sfiorati e le seconde occasioni erano andati a buon fine.”

Stephen é un uomo ormai maturo che persegue contro ogni evidenza il sogno di diventare attore, con una ex moglie di cui subisce ancora il fascino ed una figlia preadolescente che lo ama ma comincia a soffrire della sua goffaggine e del suo insuccesso manifesto.
Oggetto di lazzi a causa del nome pretenzioso che ha avuto in sorte -perennemente costretto a specificare di non essere neppure parente di “quel” Steve Mc Queen- sbarca il lunario accettando ruoli di secondo e terzo piano in attesa che la fulgida stella di Josh Harper si offuschi per una sera soltanto consentendogli di vestirne i panni che sogna, replica dopo replica, dal suo camerino di sostituto.

Del resto, se il suo contraltare ricco e famoso sfoggia una megalomania fastidiosamente sgradevole, ostentando i capricci e le cattive inclinazioni di una “primadonna”, neppure Stephen si mostra come un modello di integrità e consapevolezza.
La vita, per così dire, sembra coglierlo sempre impreparato e la frustrazione lo spinge a ridicoli atti di cleptomania semi inconsapevole e piccole bassezze che inutilmente tenta di giustificare a se stesso.
La sua incongruità ce lo rende vicino ma non del tutto simpatico e assistiamo alle sue umiliazioni con quella punta di disagio che viene dall’esperienza di essersi trovati prima o poi nella vita in situazioni di imbarazzo per aver equivocato un invito, una frase, un’intenzione.

Nicholls costruisce una commedia tragica con un finale che apre uno spiraglio ad un possibile lieto fine e con ironia gioca intorno ai sottili equilibri tra sogno e saggezza, laddove la voce del grillo parlante è quella della ex moglie di Stephen che lo invita a venire a patti con le proprie illusioni di gloria.
“Trova la cosa in cui sei bravo e falla con tutto il cuore. Però Stephen, la tua non è questa. Ti guardo e non vedo un uomo che ha trovato il segreto della felicità. Vedo un uomo spaventato, frustrato e amareggiato, questo sì, ma non felice. E la ragione è che non vivi nel mondo reale, Stephen. Se fossi più giovane non ci sarebbero problemi, ma non puoi startene lì ad aspettare un miracolo, sperando che la fortuna giri. Non funziona così, succede solo al cinema. Non puoi dare la colpa alla sfortuna. La fortuna non gira, a patto che non sia tu a farla girare. Devi assumere il controllo della tua vita. Fa’ qualcosa di saggio, una volta tanto”.
Stephen incarna tardivamente tutte le ingenuità della prima giovinezza che deve ancora scendere a patti con la verifica del tempo e con il riconoscimento dei reali talenti di ciascuno.

Un romanzo con una punta di amaro, scritto in chiave ironica e attraversato da una vena di romanticismo.
Materiale perfetto per una sceneggiatura.

Viv

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