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Ogni anno in primavera i bambini della scuola materna celebravano la festa dei palloncini.
Ogni bimbo portava all’asilo un palloncino colorato e tutti insieme, legati come un immenso mazzo di fiori, venivano liberati nel cielo con un messaggio in bottiglia.

Gli occhi sgranati, pieni di luce, guardavamo scomparire all’orizzonte un sogno e grande fu la sorpresa e l’eccitazione quando un anno -addirittura da un paese straniero- arrivò un pacco pieno di caramelle di zucchero in cambio di quei palloncini colorati.

La mamma comprava il palloncino a me e mio fratello, il venditore di palloncini lo legava con un nodino intorno al piccolo polso e per pochi metri camminavamo con lo sguardo incollato al filo teso.
Magia e dispiacere sottile in quei palloncini che furono gli unici che riuscii ad avere.

Per simmetria casuale manca il palloncino anche alla bambola di pezza che vola verso il cielo aggrappata ad un filo sul coperchio di questa scatola per la quale ho utilizzato la stessa cotonina tirolese con le melette ed un ricamo di Priscilla Hillman, come per la scatola con il ginger.

Ho tolto il palloncino per accentuare l’effetto dinamico e dare centralità alla bambolina.
Nessuna sindrome latente da piccola fiammiferaia, dunque. Nella mia felice infanzia non è mancato nulla di ciò che conta davvero nella vita di un bambino.

Dedicato alla mia mamma che “quel” palloncino me l’ha sempre comprato.

Viv