Nella casa del pianista

Jan Brokken, Nella casa del pianista, Iperborea

“La storia di un’amicizia, la storia di una fuga, la storia di un pianista, la storia di una vita e la storia di un’epoca”.
Questa dichiarazione d’intenti riassume ma non esaurisce l’approccio dell’autore alla biografia romanzata del pianista Youri Egorov, cui era legato da amicizia fraterna.
Un’amicizia nata nell’Olanda degli anni Ottanta dove Egorov scelse di stabilirsi a ventidue anni dopo la fuga dall’Unione Sovietica dove l’artista e l’uomo non trovavano spazio per esprimersi, soffocati dal clima cupo e repressivo della Russia di quegli anni.

L’Occidente, ed in particolare una città all’avanguardia come Amsterdam, offre a Egorov la libertà di allargare i suoi orizzonti musicali, avvicinandolo ad autori “proibiti” come Debussy e Ravel, e al contempo gli consente di vivere la sua omosessualità alla luce del sole con un’incosciente spregiudicatezza che fa da contraltare alla disciplina e all’umiltà con cui si accosta alla musica.
Dalla penna di Brokken esce il ritratto vivo di un uomo che incarna il genio e la sregolatezza, capace di sfinirsi nello studio di una partitura alla ricerca della sfumatura che interpretasse compiutamente l’intenzione del compositore e di scomparire in bettole equivoche sotto mentite spoglie alla ricerca di compagni di letto occasionali stordendosi di alcol e droghe.
Proprio a causa del suo stile di vita disordinato e promiscuo, Egorov morirà trentatreenne di Aids negli anni in cui la malattia cominciava a mietere vittime negli ambienti omosessuli olandesi e newyorkesi.

Brokken, amico e biografo, ci avvicina alle contraddizioni di un uomo ambivalente, che si accostava alla musica con dedizione puntigliosa, con una semplicità priva di ogni narcisismo ma sapeva essere capriccioso e dispotico nei confronti della sua stretta cerchia di amici, la “famiglia” a cui mostrava le sue fragilità di artista e dalla quale pretendeva fedeltà assoluta.
Un uomo generoso e vulnerabile, che accanto alla fama cullava il senso di colpa mai sopito per aver abbandonato la famiglia di origine alle ritorsioni governative e che, come molti esuli, era sempre alla ricerca della Patria perduta, dei sapori e degli odori che ricreano la magia dell’infanzia nel tentativo di placare la nostalgia per la madre, per le regioni innevate, la lingua e la letteratura russa.

“Per un pianista concertista la cosa più importante non sono le note -quelle sono scritte su carta e lui le conosce a memoria- ma le migliaia di scelte che deve compiere nell’ambito delle possibili sfumature”.
Ed accanto alla ricerca della perfezione, pagina dopo pagina assistiamo alle ansie del concertista, al sentimento di inadeguatezza prima di ogni serata ed al senso di smarrimento che la transitorietà dell’esibizione dal vivo lasciava in Egorov, che ogni volta ricominciava da capo inseguendo l’ineffabile effimero della magia che si crea tra pianista e pubblico in una sala da concerto.

Un libro coinvolgente che consiglio anche a chi come me non è un esperto del settore e che, nel silenzio bianco dell’ultima pagina, ci lascia col desiderio di colmare i vuoti ascoltando la voce del pianoforte di questo artista.

“Alla musica segue il silenzio, non è così? Il pezzo è concluso, il silenzio mette ancora più in risalto la musica appena ascoltata. In realtà bisognerebbe rimanere zitti. Niente applausi, niente complimenti. Il silenzio fa parte della musica.”

Viv

21 pensieri riguardo “Nella casa del pianista

  1. Solo leggendo le tue recensioni mi viene voglia di leggere, ma in questi giorni sono super impegnata per lavoro e per aiuto alla bipede….la supporto a scuola!!! Baci

  2. Hai parlato di questa storia con molto garbo e leggerezza, quasi le tue stesse mani più che una tastiera toccassero un pianoforte.Ho vissuto dodici anni con un pianista e il suono del pianoforte era sempre nell’aria .La parte finale è molto bella. Mi sembra una bella metafora della vita stessa, non solo della musica.

  3. La cosa che mi piace è che le tue recensioni accolgono a piene mani il racconto tanto che leggendole sembra di esservi già un po’ immersi.

  4. E questo è un libro che voglio leggere da quest’estate, da quando ho letto una recensione in merito. Ora dopo aver letto la tua certamente lo farò, grazie di averne parlato Viv, in maniera così completa come sai fare tu.
    Bacioni!

    1. All’inizio mi sembrava un po’ lento ma in realtà avvolge piano piano in una spirale e pur non essendo trascinante è coinvolgente. Penso che potrebbe piacerti, fammi sapere:) bacioni!

  5. eh eh… questo ce l’avevo nella whishlist.
    Un altro bel libro che parla del pianoforte, semplice ed apprezzabile anche da chi non mastica musica, è “la bottega del pianoforte” di Carhart Thaddeus

      1. l’ho letto uno o due anni fa. E’ piuttosto controverso. Un delirio sotto forma di scrittura. Credo che la pazzia -invidia di chi racconta sia ben evidenziata dal ripetere ossessivo delle stesse frasi. Si ti piace studiare l’animo umano lo gradirai. Non è una lettura semplice ma in un certo senso questo delirio ti cattura

  6. annoto subito, in attesa di tempi più distesi per la lettura. Ma se un libro mi prende, riesco a leggere anche in mezzo al caos e la tua recensione mi fa capire che questo sarà un libro che non dovrà attendere molto per essere gustato.

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