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Stefan Zweig, Paura, Piccola Biblioteca Adelphi

“La paura è peggio del castigo; perché alla fine il castigo è qualcosa di determinato e, sia pesante o meno, è sempre meglio della spaventosa incertezza, della tremenda tensione che si prolunga all’infinito.”

Nella Vienna dei primi anni del secolo scorso una graziosa borghese, madre e moglie di un facoltoso avvocato, per superficilità e per noia cede alle lusinghe di un giovane musicista e ne diviene l’amante.
Il ricatto di una sconosciuta, accompagnato dalla paura e dalla vergogna di uno scandalo, catapulta la fragile personalità di Irene Wagner in una quotidianità minacciosa ed ostile ed al contempo svela ai suoi occhi la pochezza della sua esistenza, giocata sulla “vacua operosità della gente inoperosa”, in cui anche gli affetti più cari sono ridotti a meri simulacri.
Il pentimento infantile ed egoistico, che si accompagna al timore di perdere sicurezze acquisite, lascia ben presto spazio alla consapevolezza amara di aver vissuto una vita diminuita, di non aver saputo godere delle piccole gioie degli affetti familiari, di non aver voluto approfondire il rapporto con i figli e con il marito di cui si accorge solo ora di non conoscere altro se non le cortesi abitudini esteriori.
E se da un lato la paura altera la percezione della realtà, attribuendo un significato sinistro ad ogni sguardo, la stessa lente di ingrandimento agisce da catalizzatore di tutti quegli aspetti della vita affettiva che si erano dati per scontati.

Un romanzo breve -come tutti gli Adelphi di questa collana- che, nello spazio di un centinaio di pagine e di qualche settimana, mette a nudo le pieghe più nascoste dell’animo umano e delle relazioni di coppia e costruisce sulla protagonista un vero e proprio percorso di formazione.
Zweig conosce le contraddizioni dell’animo femminile e mette in guardia dalle “atmosfere molli” di una vita troppo protetta perché “l’assenza di desideri risulta egualmente fatale quanto la continua insoddisfazione generata dalla mancanza di prospettive. La sazietà non è meno tormentosa della fame”.
Con un’attenta analisi psicologica unita ad una grande ricercatezza ed eleganza formale descrive gli sconvolgimenti dell’animo della protagonista e la accompagna verso un finale di grande modernità che esce dalle logiche convenzionali dell’epoca.

Viv

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