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Camilla Lackberg, Lo scalpellino, Marsilio
Jussi Adler-Olsen, La donna in gabbia, Marsilio

Entrambi gli autori sono scandinavi, l’una svedese l’altro danese.
“Lo scalpellino è il terzo libro che vede protagonisti Erica e Patrick Hedstrom. In questo romanzo Erica è solo una comprimaria relegata a casa nel suo ruolo di neo mamma in depressione post partum e le indagini sono totalmente a carico di Patrick, detective di stanza a Fjallbacka.
Non ho letto il secondo “caso” e ricordavo piuttosto superficialmente i personaggi ma il meccanismo di scrittura, che alterna vicende e protagonisti di un passato torbido e lontano, alle indagini nel presente -nella fattispecie il ritrovamento del cadavere annegato di una bambina- mi è parso appesantito da depistaggi e falsi indizi farraginosi.
Alcune digressioni riferite alle vicende personali della sorella di Erica ed inserite fuori dal contesto e senza spiegazioni potrebbero risultare difficilmente comprensibili senza aver letto i romanzi precedenti ed il “montaggio”, per usare un termine mutuato dal cinema, pare si compiaccia di creare nel lettore ad ogni cambio di prospettiva una prima sensazione di smarrimento lasciando anonimo il soggetto del brano per un numero eccessivo di righe.
In definitiva, premesso che questi gialli -“Lo scalpellino” incluso- restano, per gli amanti del genere, letture piuttosto godibili, stavolta per Camilla è pollice verso.

Mi sento invece di sponsorizzare “La donna in gabbia” di Jussi Adler-Olsen, thriller avvincente e ben costruito.
Primo di una serie che vede protagonista il detective Carl Mørck a capo di una nuova sezione speciale della polizia danese che dovrebbe indagare su casi irrisolti di risonanza nazionale.
Burbero ed anticonformista, con un trauma da servizio alle spalle -secondo cliché, si potrebbe dire- l’ispettore Mørck, avvalendosi della consulenza del tuttofare siriano Assad, assistente arguto e con un passato misterioso, riprende ad investigare sulla scomparsa della giovane parlamentare Merete Linggaard, avvenuta cinque anni prima.
Sin dal prologo di evince che Merete è tenuta prigioniera in completo isolamento da aguzzini spietati che, con una cadenza punitiva che fa capo al compleanno, le infliggono tormenti fisici e mentali, quindi nessuno spoiler.
Il movente di questo crimine feroce affonda nelle vicende personali di Merete e del suo sfortunato fratello Uffe, rimasto disabile in seguito all’incidente in cui morirono entrambi i genitori e viene riportato alla luce nel corso di una indagine, a cui si alternano flash back in cui ripercorriamo i cinque anni di prigionia di Merete.
Quando le due vicende arrivano a muoversi su un piano temporale sincronico anche il tempo di Merete sta per giungere al termine.
L’impianto narrativo è quello del thriller classico, l’autore non abusa del suo potere per seminare le pagine di false piste e a ciascun lettore è lasciato il piacere di cogliere gli indizi e di arrivare alla soluzione del mistero con la sensazione di aver scoperto l’anello di congiunzione giusto qualche istante prima dello svelamento del mistero.
Un bel giallo penalizzato purtroppo da una traduzione sciatta con troppi errori di sintassi e talvolta persino di contenuto ma comunque un romanzo che mantiene alto il livello di attenzione e scorre senza fiumi di sangue dando spazio anche a una certa dose di ironia.

Viv

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