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Oggi su queste pagine lascio la parola a Marisa -la volontaria Enpa che si è presa cura della nostra Penelope nelle sue prime settimane- e ad una bellissima storia di adozione che mi ha raccontato in una delle mail che ci siamo scritte in questi giorni.

Come sanno le amiche che meglio mi conoscono sono sempre stata un’amante degli animali e in particolare l’attività dell’affido dei cuccioli muove da sempre il mio interesse.
Esponevo a Marisa le mie perplessità riguardo alla difficoltà del distacco che ad ogni “asilo” -cioè ad ogni cucciolata in affido- si accompagna alla gioia di aiutare questi piccoli orfanelli e questo è il racconto della sua esperienza come mamma pro tempore.
In parentesi ho aggiunto qualche piccolo dettaglio ed ho stralciato alcune frasi che, pur non modificando il contenuto, erano irrilevanti per chi non conosca il gattile.

“L’adozione più dura e devastante è stata Emma. Eravamo andati in canile (canile e gattile hanno un’unica struttura anche se i gatti sono allocati in prefabbricati dedicati) per prendere tre piccoli in asilo. Erano stati catturati il giorno prima ed erano semi selvatici, quindi gatti impegnativi a cui devi parlare continuamente, accarezzarli anche se soffiano e si mostrano aggressivi perché non conoscono gli umani. Per renderli più gestibili devi abituarli ad essere toccati e ad interagire con l’uomo in tempi molto brevi, altrimenti cresceranno e nessuna famiglia vorrà dei “mezzanelli” che soffiano a loro e ai loro bambini e il loro destino sarebbe segnato.

Arrivati in canile ci hanno dato il gabbione con i tre piccoli e mentre ci consegnavano i farmaci per i cuccioli abbiamo visto una “cosina” minuscola, letteralmente terrorizzata, in un angolo di una gabbia enorme. I cani abbaiavano continuamente e la “cosina” tremava come una foglia. Inutile dire che mentre tornavamo a casa avevamo due trasportini, uno con i tre rossi semiselvatici e l’altro con la “cosina” tremante.

Quegli “asili” sono stati una tragedia perché i tre gattini rossi sono morti di gastroenterite, qualcosa che non potrò mai dimenticare… ma la cosina si è salvata ed è diventata Emma, una bellissima tricolore.
Emma e Milord (uno dei gatti di casa insieme a Sophie, che viene citata qui di seguito), sono cresciuti ed hanno giocato insieme per sei mesi e Sophie ha permesso ad Emma di attaccarsi al suo seno per sei mesi anche se non aveva latte.
Sembrava che la cosa a lei e ad Emma non importasse molto… ogni sera per addormentarsi Sophie “allattava” Emma e loro due e Milord erano diventati inseparabili.
Poi è arrivato il giorno in cui qualcuno ha chiesto di Emma, una di quelle famiglie meravigliose come non ne capitano tutti i sabati e così l’ho lasciata andare.

Sophie e Milord si aggiravano depressi e mangiavano pochissimo. Io ero a pezzi e continuavo a dirmi che avevo sbagliato, mio marito mi ripeteva che non potevamo tenerli tutti e aveva ragione.
Sono passati sette mesi dall’adozione di Emma e non passa giorno senza che non senta un nodo alla gola, ma se avessi tenuto anche Emma non avrei potuto accogliere altri asili e altri piccoli sarebbero morti perché le epidemie di gastro colpiscono il canile ogni anno e si portano via tanti piccoli che non sono ancora stati vaccinati.

Credo che Emma rimarrà per sempre la cosa più difficile che abbia fatto, ma lei ora è felice. La sua famiglia qualche mese fa ha trovato tre mici e alla fine ha deciso di tenerli e adesso Emma si comporta con loro come Sophie ha fatto con lei.
Alla fine l’amore è come una catena che si trasmette di micio in micio ed è bello pensare che una piccolissima parte di quell’amore è anche merito tuo, anche se il prezzo da pagare è altissimo.”

Emma da cucciola

Emma mentre si occupa di uno dei cuccioli che la sua famiglia ha deciso di tenere

Nessuno storca il naso. Non è una gara al volontariato più virtuoso. Non si tratta di scegliere tra i bambini dell’Africa e i randagi di Romania.

“Amare gli animali non significa necessariamente essere persone aride nei confronti dei bambini, degli anziani o degli altri esseri umani. Chi ama gli animali non volterà mai la faccia davanti ad un bimbo o ad un essere umano in difficoltà. I cani e i gatti randagi sono frutto dell’ignoranza e della crudeltà umana ed è giusto che ci siano persone che aiutano i bambini, altri gli anziani ed altri gli animali. In questo pianeta caotico ci sono umani che combinano dei gran pasticci ed umani che cercano di rimediare, ed ognuno di noi deve interpretare il suo ruolo fino in fondo.”

Non posso che sottoscrivere le parole “virgolettate” di Marisa, ognuno di noi faccia la sua parte assecondando i talenti che naturalmente gli sono stati messi a disposizione e li faccia fruttare per costruire un mondo migliore.
Personalmente sono una sostenitrice di quella che volgarmente viene definita pet therapy e se gli animali possono aiutarci -a volte addirittura insegnarci- ad essere umani più equilibrati e generosi possiamo solo essere loro grati e regalare a nostra volta a chi incrociamo sul nostro cammino il nostro sorriso e la nostra disponibilità.

Viv

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