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Roddy Doyle, La gita di mezzanotte, Salani editori

Non so voi ma a me ogni tanto piace leggere libri “per bambini”. L’ho sempre fatto, da che ho memoria, e quando la “figlia numero uno” e la “figlia numero due” erano piccole leggevo in anteprima quasi tutti i libri che avevo intenzione di regalare loro per assicurarmi che fossero adatti all’età dell’una o dell’altra e sufficientemente appassionanti da non disamorarle verso un’attività che già allora aveva temibili avversari come il Gameboy.
I libri di Roddy Doyle sono entrati in famiglia grazie allo zio che, nei loro primi anni, prediligeva letture buffe ed intelligentemente liberatorie.

“La gita di mezzanotte” è un racconto per bambini che piacerà anche a qualche adulto.
Quattro personaggi femminili a confronto in uno dei primi momenti veramente difficili nella vita di un bambino, la morte di un nonno, in questo caso una nonna.
La nonna di Mary è ricoverata all’Ospedale del Sacro Cuore e a Mary l’ospedale non piace a partire dal nome, che le richiama l’immagine di “un enorme cuore sanguinolento con una stretta porta molliccia nella quale bisognava infilarsi, col sangue che gocciolava dal soffitto”. Però vuol bene alla nonna e tutti i giorni va a trovarla insieme alla mamma e si fanno coraggio a vicenda.
Tra Mary, la mamma e la nonna si materializza -è davvero il caso di dirlo- il fantasma della bisnonna Tansey, morta giovanissima quando la nonna di Mary era ancora molto piccola.
L’incontro tra queste quattro generazioni di donne dà vita ad un racconto che ruota attorno ai ricordi dell’una e dell’altra e ad un viaggio di una notte, l’ultimo per la nonna di Mary.
Molti sorrisi e qualche piccolo magone per un libro ironico ed intelligente che, alternando le quattro voci narranti, affronta un tema impegnativo con semplicità e mette al centro l’amore materno e quello filiale nell’eterna inversione dei ruoli.
Roddy Doyle non ci prova neppure a spiegare l’Aldilà, ma attraverso le parole rassicuranti di Tansey “Dì alla nonna che sarà meraviglioso” restituisce ai bambini un’immagine rasserenante in cui nulla va definitivamente perduto e personalmente trovo che, prescindendo dalle convinzioni filosofico esistenziali che ognuno di noi si porta appresso, non sia mai pragmaticamente intelligente giocare ai nichilisti con i bambini.
Ben disegnato il personaggio di Mary, non più bambina piccola e non ancora adolescente, a tratti ruvida e a tratti nostalgica dei rituali dell’infanzia, che comincia a comprendere che anche la mamma ha bisogno del suo piccolo grande aiuto.

Viv

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