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Eduardo A. Sacheri, Il segreto dei suoi occhi, Rizzoli

Benjamìn Chaparro, vice cancelliere del tribunale di Buenos Aires, al giro di boa della pensione decide di dedicarsi alla scrittura riesumando un caso di omicidio che segnò la sua vita professionale e personale.
Tenendosi in equilibrio tra il senso di colpa e l’amarezza delle occasioni perdute, ripercorre gli ultimi venticinque anni della sua vita, le tappe di un omicidio cruento in cui una giovane poco più che ventenne venne stuprata e uccisa barbaramente, i mesi di indagini frettolose e superficiali e gli anni vuoti e senza speranza del vedovo, abbandonato dalla giustizia e tradito nella legittima istanza di veder condannato il colpevole a causa di ignobili intrighi di Palazzo e ripicche personali di cui lo stesso Chaparro è involontario responsabile.
Sullo sfondo -presente ma appena accennata- l’Argentina e la politica del terrore degli anni Settanta, le bande paramilitari al servizio del potere politico, il sentimento d’amore inespresso di Chaparro verso una donna che gerarchicamente gli è superiore e alla quale in trent’anni non ha mai trovato il coraggio di rivelare il suo amore, l’amicizia con il collega Sandoval.
Noir, thriller, giallo intreccia il registro drammatico a toni di romantico realismo.
Sacheri gioca sul non detto, non si attarda sul piano emozionale e conduce il lettore ad un finale amaro in cui la giustizia si apre un varco senza trionfalismi.

Fin qui il libro. Un romanzo intenso, dai toni asciutti ed essenziali, a tratti ruvido, che sceglie di passare quasi sotto silenzio -accennandoli con pudore minimalista- sentimenti che nel film acquistano grande forza seduttiva e forse proprio per questo motivo viene in parte oscurato dalla potenza narrativa ed emozionale del film, vincitore in sordina dell’Oscar come miglior film straniero nel 2010.
Lo stesso Sacheri ha partecipato alla sceneggiatura del film -diretto da Juan José Campanella- e se pure la pellicola si discosta in parte dalla trama del romanzo non ne tradisce le intenzioni e si carica di atmosfere struggenti grazie all’interpretazione di attori magistrali, attraverso i quali prendono vita personaggi che nel libro risultano persino troppo atonali -come quello del vedovo Morales- restituendo alla vicenda sentimentale di Chaparro (Ricardo Darìn) e di Irene Hastings (Soledad Villamil, Premio Goya 2010 come miglior attrice rivelazione) quella forza di penetrazione che nel libro l’autore ha scelto di relegare sullo sfondo.
Solo apparentemente lento, inchioda dopo pochi istanti lo spettatore e lo trasporta all’interno di una vicenda in cui si combinano l’amarezza e il dolore, la speranza e la tenacia dell’amore -quello negato e quello taciuto- il tradimento e la fiducia incrollabile, la rassegnazione e la memoria.
Una sceneggiatura curatissima nei dettagli, un capolavoro della settima arte in cui alcune scene sono dei camei di regia, come quella in cui Benjamìn ed Irene -innamorati mai dichiarati- si salutano alla stazione ed attraverso l’oblò dell’ultima vettura vediamo il volto di Chaparro e il riflesso dell’amata che lo rincorre e si ferma al limitare della banchina.
L’intero film è costellato di piccoli dettagli di recitazione che autenticano i protagonisti, fate caso alla “smorfietta” con cui Irene rimprovera affettuosamente Chaparro per non essere uscito alla scoperto anni prima o alla frase appena sussurrata, un appello alla pietà umana, con cui l’assassino si rivolge a Chaparro perché interceda per lui, nella penultima scena, o quella con cui Morales -nella medesima scena- giustifica la propria scelta a Chaparro.
Chi ha visto il film non avrà difficoltà a ricordare le battute a cui mi riferisco e le compiterà tra sé, per gli altri sarebbe un dispetto senza prezzo aggiungerle. Due disperazioni costrette a guardarsi negli occhi che bucano lo schermo.

Molti i dettagli che sono stati adattati alle esigenze cinematografiche -il finale stesso del film non è esattamente quello del libro- ma nulla sembra ridondante, nulla sembra inappropriato.
Sia il libro che il film toccano corde profonde, dando voce ai segreti che si celano dietro agli sguardi di chi amiamo, protetti dall’amore e dalla sofferenza che non può essere svelata, perché ” gli sguardi, quando non si possono dire le cose, si caricano di parole”.

Si guarda il film, si legge il libro e si finisce per riguardare il film. E non si resta mai delusi.
Ci sono esperienze che si desidera condividere, senza che le parole siano sufficienti a descrivere l’arte che arriva dritta al cuore e vi si annida.
Da non perdere.

Viv

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