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Al di là della cancellata in ferro battuto, sulla sinistra dell’ampio piazzale sul quale si affaccia la Villa Reale, si apre il roseto Niso Fumagalli.

Al patron della Candy, azienda che tutt’ora sponsorizza i “Concorsi internazionali per Rose Nuove”, si deve la presenza di questo bellissimo roseto all’interno del perimetro del Parco.
Ospita centinaia di specie diverse, a cespuglio, ad albero, a siepe, suddivise per sezioni, come quella dedicata alle rose storiche, ai rosaisti celebri e alle rose in concorso, ciascuna corredata da pannelli in cui le rose, numerate in base alla posizione sono descritte minuziosamente.

Domani, 25 maggio, il roseto sarà chiuso al pubblico per il concorso annuale in cui una giuria internazionale di esperti rosaisti e profumieri decreterà la campionessa tra le 81 nuove varietà in gara.
Il primo concorso si tenne addirittura nel 1965 e l’inaugurazione ufficiale, nel 1970, ebbe come madrina Grace di Monaco.
Ad oggi sono state presentate circa 4000 nuove varietà ma la particolarità del concorso monzese è da sempre l’attenzione al profumo di questo fiore e vale la davvero la pena di soffermarsi ad annusare perché le fragranze sono intense e delicatissime e riecheggiano profumi che normalmente non si associano alla rosa comune.
Persino io ho riconosciuto in alcune rose un tenue ma persistente aroma di limone, l’eco del profumo delle foglie di tè e la dolcezza del caramello ma la descrizione della vincitrice della scorsa edizione si spinge ben oltre e, relativamente al profumo, recita “Potente, floreale rosato, con una sfumatura di miele e una parte affumicata che si ritrova nel vetiver, accompagnata da una nota di pompelmo. Ai profumieri ricorda l’accordo di Terre d’Hermès”.
E per dirlo si sono scomodati “nasi” di fama internazionale.

I vialetti di camminamento conducono sotto archi di rose rampicanti e attraverso ponticelli posti sopra delle vasche d’acqua che ospitano bellissime ninfee e getti d’acqua.

Alle spalle del roseto il Serrone, con una lunga sequenza di vetrate ad arco, incornicia e racchiude lo spazio dedicato un tempo all’orto botanico.
Durante la stagione fredda, come tutte le orangérie dell’epoca, ospitava le piante esotiche e gli agrumi che andavano protetti dai rigidi inverni padani, e nella bella stagione vi si svolgevano i ricevimenti all’aperto.
Ora questa grande serra -da qui il nome popolare di Serrone- viene utilizzata per allestimenti di mostre d’arte e vi si accede da un altro degli ingressi perimetrali del Parco senza passare dal roseto.

A pochi passi dal roseto occhieggia -tra un cespuglio di rose rampicanti e un getto d’acqua- la facciata della Villa Reale.

Il roseto è aperto tutto l’anno ma nel mese di maggio è possibile effettuare visite guidate gratuite ed è teatro di mostre d’arte e suggestivi spettacoli musicali notturni.

Viv

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