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Janne Teller, Niente, Feltrinelli

“Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso”

Con queste parole Pierre Anthon, adolescente danese, lascia la scuola e si apposta cavalcioni sul ramo di un albero di susine, lanciando noccioli e invettive nichiliste ai compagni di classe.
Difficile per i suoi coetanei passare indenni attraverso strali che mettono cinicamente a nudo le incongruenze del mondo adulto e minano le loro certezze. Meglio sarebbe ridurre al silenzio quella voce che insinua dubbi e si protende carica di minacce sul loro futuro.
Tra l’indifferenza degli adulti nasce una soluzione ambiziosa: trovare qualcosa di veramente significativo che metta a tacere Pierre Anthon e lo faccia scendere da quell’albero.
La “catasta del significato” comincia così a prendere forma ma la posta si fa sempre più alta pagina dopo pagina e il progetto si trasforma ben presto in una crudele gara alla delazione, alla ricerca del punto debole dell’altro a cui è imperativo sottrarre quell’unicum da sacrificare sull’altare del senso della vita.

Fiaba macabra e spietata che si legge tutta d’un fiato e che, con il tono leggero del racconto per bambini, mette a nudo la crudeltà del branco, il bisogno di certezze degli adolescenti, i segnali di disagio che genitori ed insegnanti scelgono colpevolmente di ignorare, fino al parossismo tragico.
Nella determinazione distruttiva dei compagni di Pierre Anthon riconosciamo un’assenza di compromessi per certi versi disarmante, l’obbedienza cieca alle logiche del gruppo e una mancanza di empatia che non vorremmo mai associare ai nostri figli o ai loro compagni di gioco.
Un libro che alla sua pubblicazione ha sollevato molte polemiche e che consegna al lettore altrettanti interrogativi.

Ringrazio le amiche del blog “tre cugggine” per i preziosi consigli di lettura a cui devo la scelta di questo romanzo e del precedente.

Viv

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