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Alessandro Piperno, Inseparabili, Mondadori

Piperno divide i lettori. Additato da alcuni come il più recente esponente della letteratura ebraica dei nostri giorni, accostato a Singer, Roth e Potok, incensato per la sua scrittura brillante ed arguta, parimenti scatena l’indignazione di altri per lo stile ricercato ed artificioso, la prosa ampollosa e compiaciuta, le tematiche ripetitive e la vacuità dei personaggi.
Ho letto il suo romanzo d’esordio “Con le peggiori intenzioni”, il successivo “Persecuzione” ed “Inseparabili” che ne è il seguito annunciato e ad ogni incontro con Piperno aumentano le perplessità. Nessun autolesionismo, piuttosto un’allettante promozione ebook a 0,99 centesimi.

La trama di quest’ultimo romanzo ci racconta i fratelli Pontecorvo ad oltre un ventennio dalla tragedia umana e giudiziaria del padre Leo, caduto in disgrazia -e suicida nell’epilogo del primo romanzo di questo dittico- per un’accusa di molestie ai danni della giovanissima fidanzatina del secondogenito Samuel.
Il rapporto esclusivo che hanno sviluppato i due fratelli, resi inseparabili dalla sventura che ha segnato la famiglia nella loro infanzia, verrà messo in discussione dall’inaspettata celebrità di Filippo -assiso agli onori del jet set per un cartoon sull’infanzia abusata e conteso dalle donne- a cui fanno da contraltare i rovesci di fortuna economica e sentimentale del fratello Samuel.

Dal punto di vista narrativo la vicenda tende alla stagnazione e insiste sui medesimi stereotipi del capitolo precedente, Piperno si compiace del suo scrivere e ci regala alcune descrizioni cinicamente argute ma nel complesso il romanzo si lascia alle spalle alcune perplessità che poco hanno a che vedere con la letteratura in senso stretto.

Il punto è che i personaggi di Piperno -in questo come nei romanzi precedenti- sono inossidabili nella loro pochezza, universalmente accomunati dalla loro superficialità. La profondità di pensiero è solo apparente, funzionale a qualche bella frase ad effetto.
Le figure femminili -fidanzate, mogli, amanti- sono per lo più disadattate, psichicamente instabili e problematiche, oppure iperprotettive dominanti -come nel caso della madre Rachel che veglia sui figlioli ormai adulti con quella stessa superficiale ottusità con cui li guidava a dodici anni. Mi riferisco, per chi avesse letto “Persecuzione”, alla sbrigativa ostracizzazione del padre, estromesso dai rapporti con figli e moglie senza che il lettore avverta alcun senso di disagio e di turbamento. Un’omertà patologica che non può trovare riscatto nelle confuse rivelazioni delle ultime pagine di questo seguito.

Egocentrici e meschini coltivano pagina dopo pagina le loro perversioni e le loro nevrosi con un narcisismo senza volontà di redenzione e tutti -nessuno escluso- sembrano crogiolarsi nelle loro debolezze caratteriali e nelle turbative sessuali irrisolte, eternamente rosi dall’invidia e perennemente in fuga da se stessi.
In definitiva, se si trattasse di vita reale fuggirei dal frequentare persone con un calibro così scarso e non riesco a riconoscermi in quest’umanità insopportabilmente monocorde e pusillanime in cui trovano spazio solo ossessioni negative e la cui indolenza patologica alla lunga induce, in chi è abituato a misurarsi con le difficoltà della vita, una sensazione di fastidiosa irritazione.

Viv

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