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Una lacuna colmata all’inizio di quest’anno nonostante si tratti di un romanzo che circola tra gli studenti da qualche generazione.

Tutta la vicenda si snoda nei tre giorni sabbatici che Holden Caulfield si concede a New York prima di rientrare in famiglia dopo l’ennesima bocciatura al college.
La voce narrante è Holden stesso, che ci racconta “le cose da matti” capitate in quelle giornate di libertà rubata, nel linguaggio diretto e colloquiale degli adolescenti, forse non quelli di Moccia il cui gergo suona per certi versi incomprensibile appena si esce dal circuito geografico e aumenta -sia pure di pochissimo- il delta legato alla differenza di età.

Difficile non essere rapiti dalle divagazioni di questo sedicenne in bilico tra “un’infanzia schifa” e le ipocrisie di un mondo adulto che sente respingente e che rifiuta nella forma e nei contenuti.
Le riflessioni di Holden sono disarmanti nella sua precoce maturità e nel suo imperativo di sfuggire le responsabilità e le storture della vita adulta.
Holden non è un adolescente sfrontato e, nonostante non sia uno studente modello -forse in opposizione al fratello minore morto di recente al quale attribuisce tutte le qualità positive che gli sembra di non possedere- non è un eroe negativo; la sua ipersensibilità gli impedisce di mescolarsi con coetanei rozzi, che imitano l’arroganza e la gestualità di maniera degli adulti, e di familiarizzare con coetanee frivole che scimmiottano la civetteria delle donne.
Più che un romanzo di formazione rappresenta la denuncia del disagio di un giovane alle soglie dell’età adulta che, tra timori e aspettative, osserva chi dovrebbe incarnare la maturità del pensiero trasgredire valori etici e modelli di comportamento per i quali Holden, nonostante la giovanissima età, sente istintivamente un’adesione profonda.

Gli scrupoli di Holden nei rapporti con le ragazze e la sua incapacità connaturata di svilirli in un mero scambio di esperienze sessuali riflettono la sensibilità di un’anima gentile e anacronistica (“Con una ragazza, se non è una che mi piace proprio da matto, non mi riesce di diventare sessuale: dico, veramente sessuale. Deve proprio piacermi moltissimo, voglio dire. Se no, tutto il mio maledetto desiderio per lei va a farsi benedire eccetera eccetera. Accidenti questo limita la mia vita sessuale in modo pauroso. La mia vita sessuale è un disastro”) e la purezza dell’ideale si scontra con l’insipienza di adulti spesso inadeguati costretti in logiche ipocrite e vanagloriose (“Gli avvocati sono in gamba ma non mi attira. Voglio dire, sono in gamba se vanno in giro tutto il tempo a salvare la vita agli innocenti e roba simile, ma se sei avvocato queste cose non le fai. Tutto quello che fai è accumulare soldi giocare a golf giocare a bridge comprare macchine bere martini e aver l’aria dell’alto papavero”).

Holden ha uno sguardo al tempo stesso ingenuo e disincantato che parla ai nostri “anni verdi”, tuttavia se avessi letto questo romanzo anni fa forse non avrei guardato con la stessa tenerezza i turbamenti e le fragilità di questo adolescente problematico -ma altresì benestante e viziato- che snobba quegli stessi soldi con i quali si concede lussi e capricci tra una bocciatura e l’altra, rifugiandosi nel flusso ininterrotto dei suoi pensieri per evitare di diventare un adulto migliore di quelli che critica.
Un romanzo avvincente che ritrae gli adolescenti di oggi pur essendo stato scritto più di cinquant’anni fa.

Viv

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