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Titania Hardie, Il giardino delle erbe proibite

La trama rimbalza tra la San Francisco dei nostri giorni, dove la protagonista -giovane avvocato in uno studio legale che segue cause alla Erin Brockovich è impegnata a sostenere una class action contro un colosso chimico responsabile di negligenza ai danni dei dipendenti- e un borgo toscano nei pressi di Volterra, dove Maddie ritroverà le proprie radici e il senso della propria esistenza dopo che, nelle primissime pagine, perde il fidanzato -manco a dirlo aitante medico inglese travolto in un incidente stradale causato da un guidatore in stato di ebbrezza.
Il tutto con continui rimandi ad una vicenda del passato dove ritroviamo quello stesso borgo di San Pietro in Cellole -una vera e propria trama in parallelo- in cui tre donne indipendenti, che precorrono il femminismo moderno, attraversano illese la pestilenza del 1348 in un contesto rurale in cui trovano ugualmente spazio la religione tradizionale, i culti misterici e la medicina naturale.
Il riassunto è piuttosto sciatto, lo ammetto, ma siamo di fronte a una trama che non lascia scampo: tòpoi prevedibilissimi, in cui i luoghi comuni banchettano e i personaggi -inclusa la protagonista e malgrado il suo triste lutto iniziale- non riescono a “bucare la pagina”, cristallizzati come manichini in una vetrina. I due piani narrativi restano indifferenti l’uno all’altro e se pure la vicenda ambientata nel medioevo sembra più riuscita siamo di fronte ad un esoterismo di superficie in una trama banale.

Detto questo, non è che io sia di principio contraria a letture “al femminile” di pura evasione e non si tratta neppure di una polemica contro lo scontatissimo finale in rosa -eh sì, appena messo piede nel magico borgo, Maddie incontrerà un architetto di giardini danese, amico dei suoi ospiti toscani- ma non sono riuscita ad appassionarmi alle vicende umane di questi personaggi incolori e neppure sono riuscita a trovare quello che alcune critiche entusiastiche promettevano: ambientazione ricca di fascino e rimandi storici, poetiche descrizioni della campagna toscana, personaggi toccanti e coinvolgenti.

Se siete alla ricerca di un “chick flick” in versione cartacea c’è senz’altro di meglio.

Viv

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