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Giorni fa un caro amico, matematico e docente di teoria dei giochi, mi ha inviato da leggere una bozza del suo ultimo libro.
Chi mi conosce è autorizzato a sgranare gli occhi ricordando che ho fatto parte di quella schiera di studenti che al liceo passavano metà dell’ora di matematica a cercare il proprio cervello, assente ingiustificato.
Per sgombrare il campo da possibili equivoci dirò subito che si è trattato -da parte sua- di un gesto di pura carineria, dovuto al piacere di condividere un progetto e non certo a mie competenze specifiche e neppure generiche.
Se ho scelto di raccontare qualcosa di questo lavoro, dunque, non è per spiegarne alcunché perché difficilmente potrei pensare a qualcuno meno adatto, ma per omaggiare una persona che ama profondamente la sua professione e che durante una vacanza di qualche anno fa spese più di qualche pomeriggio per riconciliarmi con l’idea della matematica e per ricordare a un gruppetto di vacanzieri che la matematica, come si legge nella prefazione dell’ultimo libro, “è innanzitutto una storia di idee”.
Quell’estate, sull’onda dell’entusiasmo generale, lessi uno dei suoi testi divulgativi sulla teoria dei giochi e -complici le pazienti chiose dell’autore- scoprii aspetti della matematica che avevo accuratamente evitato per anni, perciò ora riesco a comprendere con una certa approssimazione cosa siano le bimatrici, cosa si intenda per eliminazione delle strategie dominate o per giochi a somma zero.

Senza entrare troppo nel merito la teoria dei giochi studia le possibili strategie tra soggetti coinvolti in un “gioco” -inteso in senso stretto come gioco di società o in senso lato come conflitto socio-economico e analizza le possibili soluzioni nell’interazione di soggetti disposti o meno a cooperare tra di loro. Un esempio tra i più citati è il celeberrimo “dilemma del prigioniero”, ma sono moltissimi i giochi logici, applicati ad esempi di vita quotidiana facilmente comprensibili anche senza scendere in complicati tecnicismi.
Le implicazioni pratiche di questa affascinante branca della matematica hanno a che vedere molto da vicino con la psicologia dell’essere umano oltre ad avere ricadute di enorme impatto nel gioco degli equilibri politici, nelle strategie di mercato e in campo medico, per esempio fornendo dei modelli per lo scambio dei donatori nei casi di trapianto o nelle ricerche legate alle malattie rare.
E’ intuitivo quindi che le riflessioni proposte dalla teoria dei giochi, possano essere enormemente avvincenti anche per i non addetti ai lavori e per chi non va troppo d’accordo con formule, vettori e quant’altro.

Il libro a cui ho fatto riferimento nelle prime righe deve ancora vedere la luce ma, per chi desiderasse addentrarsi nel mondo della teoria di giochi con un testo discorsivo, che tenta di non indulgere in formule troppo dettagliate, segnalo il libro letto nell’estate di qualche anno fa da cui ho tratto la frase virgolettata.
Roberto Lucchetti, Passione per Trilli, edizioni Springer

“La teoria dei giochi propone, in modo molto semplice, paradossi e dilemmi, che permettono di fare riflessioni non banali su questioni filosofiche e/o psicologiche importanti, o su come funzionano certi meccanismi psicologici profondi degli individui. Ecco perché suscita la curiosità anche di persone che tendono a evitare tutto ciò che è matematico”.

Viv