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Chiara Gamberale, L’amore quando c’era, Libellule Mondadori

Un romanzo brevissimo, parliamo di una settantina di pagine, basato unicamente sullo scambio di mail, sms e la trascrizione di un paio di telefonate tra i due protagonisti. La nuova frontiera del romanzo epistolare che recentemente ha avuto una certa fortuna editoriale con due libri di Daniel Glattauer (“Le ho mai raccontato del vento del Nord” e “La settima onda” entrambi editi da Feltrinelli).
Una lettura di poche ore, in cui entriamo ed usciamo dalla vita di Amanda e Tommaso.

In seguito alla morte del padre di Tommaso, Amanda, che anni prima si era allontanata senza una spiegazione, gli invia una mail interlocutoria in cui alle condoglianze unisce la curiosità di conoscere cosa sia stato della vita del fidanzato di un tempo nei dodici anni che li hanno divisi.
Un breve spaccato della vita dei due fidanzati, una trama esile ma ben articolata, giocata sulla rapidità della comunicazione telematica e su uno stile asciutto che attraverso l’espediente epistolare crea intimità col lettore dopo poche righe.

Fra una mail e l’altra ci ritroviamo a riflettere coi protagonisti sul senso della vita e sulla possibilità di essere felici in una sorta di elogio dell’amore tormentato che realizza la sua pienezza nell’attesa e nella memoria di una compiutezza mai completamente raggiunta.
Insomma, meglio l’amore quando c’è o l’amore quando c’era?
Pare quasi che il sentimento d’amore, scontrandosi con la quotidianità dell’esistenza di coppia, si acquieti nell’apparenza dell’equilibrio e smetta di porsi domande, decretando la fine di ogni passione, mentale e fisica, nella ripetitività di azioni mancate e di consuetudini consolatorie.

Una visione del sentimento amoroso in cui la lontananza e la mancanza di responsabilità reciproca consente una complicità che la quotidianità con tutti i suoi obblighi non permetterebbe senza mettere in pericolo la stabilità della coppia, quasi che solo nell’assenza di qualsiasi forma di gelosia dell’altro -che non ci appartiene se non in prestito per qualche ora- e nella possibilità di parlare intimamente da estranei si nasconda il segreto dell’immortalità della passione.
In un rapporto di coppia stabile -si legge- “siamo tutti ignari di almeno un particolare che potrebbe stravolgerci la vita: vale la pena scoprirlo?” e tra compagni di letto, amici fraterni, ex fidanzati sembrerebbe più facile raggiungere una confidenza libera dal giudizio e dalle conseguenze.
Un bilancio che ha un sapore amaro per Amanda che sceglie di idealizzare la possibilità dell’amore rinunciando a viverlo nel presente, ma anche per Tommaso che vive in una condizione di stabilità apparente dove l’assenza di slanci è compensata dalla routine degli impegni familiari.

Tuttavia chi ha vissuto abbastanza per fare esperienza dell’amore sa che gli equilibri nel sentimento amoroso sono differenti per ciascuno di noi, cambiano a seconda del partner e mutano negli anni e sa anche che ogni grande amore che non ha potuto esprimersi compiutamente mantiene un’aura di possibile perfezione con cui difficilmente la vita reale può competere.
Illusorio scegliere di non giocare in prima linea per non rischiare di finire avvelenati dall’abitudine dell’amore.

Viv

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