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Due parole su un libro, finalista del premio Alabarda d’oro nel 2010, che la scelta di una pubblicazione non cartacea potrebbe aver penalizzato tra i lettori non ancora convertiti all’e-book.
Barbara Bolzan, Requiem in re minore

Thriller ambientato nel mondo del traffico delle opere d’arte che prende in prestito il furto avvenuto nel 2004 in cui furono sottratti due dipinti -una versione dell'”Urlo” e una della “Madonna”- ospitati nel Museo Munch di Oslo.
Tra falsari, organizzazioni governative, ricettatori, mercanti d’arte e agenti sotto copertura, non ha nulla del romanzo di genere a cui ci hanno abituati gli scrittori americani.
Barbara Bolzan sceglie atmosfere nostalgiche tra Milano e Trieste -città a lei familiari- passando per Oslo -punto di partenza geografico della vicenda- con incursioni nella musica classica mozartiana.
Tra molteplici colpi di scena ed un’iniziale, voluta, ambiguità che circonda la protagonista nella prima parte del romanzo, crea per questa figura femminile dall’apparenza ruvida una vicenda sentimentale tormentata, a tratti amara, che resterà l’unico anello incompiuto della storia. Per il resto il romanzo si incarica di un finale in perfetto stile Poirot in cui il lettore viene accompagnato nella comprensione di ogni singolo nodo irrisolto o presunto tale.
Il romanzo è caratterizzato da uno stile agile e impersonale che smentisce l’uso della narrazione in prima persona ed è funzionale a mantenere il riserbo sulla protagonista e sul ruolo della stessa nella vicenda, lasciando al lettore il compito di svelare il mistero pagina dopo pagina.
L’autrice, accostando invenzioni plausibili alla realtà storica, propone una lettura romanzata che colma i vuoti di un fatto realmente accaduto sul quale tuttora rimangono delle ombre.

Entrambe le opere, recuperate dalla polizia norvegese nell’agosto del 2006, sono state restaurate e restituite al pubblico.

Viv

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