Sono stupita che questa lavorazione antichissima sia finora sfuggita alla mia attenzione.
In rete sono numerosissimi i blog che si occupano di soutache e si trovano moltissimi tutorial per muovere i primi passi ma, come sempre, l’unico modo per imparare è prendere in mano ago e filo ed armarsi di santa pazienza.
Nel mio caso, nell’ordine, ho scoperto che:
- è preferibile utilizzare un filo di nylon più sottile di quello che avevo a disposizione
- le piattine devono essere tassativamente della stessa altezza in modo da mantenerle in parallelo con maggiore facilità
- i punti per fissare le piattine devono essere morbidi e piccolissimi per evitare di segnare le fettucce.
Ho ancora molto da imparare ma, considerando che la perfezione è figlia dell’esperienza, tolto un iniziale sgorbietto che mi sono affrettata a smontare, il mio primo lavoro compiuto sono stati questi orecchini per la figlia pazzerella che sarà felice di chiudere un occhio sulle imperfezioni del prototipo…
e, a dimostrazione che la pratica val più della grammatica, dopo un paio di tentativi che non mi hanno convinta del tutto stamattina è nato questo ciondolo che dal punto di vista tecnico è un punto di partenza più che soddisfacente.
E se volete rifarvi gli occhi vi invito a curiosare sul blog Il gufo orecchini -che mi ha attaccato il virus del soutache- dove troverete esempi coloratissimi e fantasiosi.
Viv













