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Milena Agus, Sottosopra, Nottetempo

Un romanzo dove, ancora una volta, il protagonista è il condominio. Non siamo a Parigi (“L’eleganza del riccio”) e neppure a Milano (“Le parole perdute di Amelia Lynd”); l’azione si svolge nel quartiere della Marina di Cagliari, tra i colori e i profumi di Sardegna che entrano dalle finestre spalancate dei piani alti e si insinuano attraverso le tende chiuse del piano terra.

Una fiaba moderna -stravagante ma verosimile- dove ciascun personaggio annaspa intorno all’ingenuo bisogno di trovare se stesso altrove, chi vive nel sottoscala anela all’appartamento con la terrazza vista mare, e chi vive nel lussuoso appartamento panoramico preferirebbe tornare alla semplicità di abitudini ed affetti genuini seppur meno pretenziosi.
Due mondi destinati ad incontrarsi, separati da un pianerottolo, e su quel pianerottolo Alice, giovane universitaria e voce narrante, che occupa un appartamento dal decoro intermedio, economicamente e culturalmente equidistante dall’attempato violinista americano del piano nobile e dall’anziana signora del pianterreno che si mantiene lavorando nelle case altrui.
Quello che ne esce è un racconto corale che ruota attorno ad una sorta di famiglia allargata -un microcosmo che si snoda in verticale- in cui i legami affettivi contano più di quelli di sangue e ciascuno mette al servizio dell’altro ciò che di meglio possiede in un mutuo soccorrersi e “fare lana”, espressione che sta ad indicare il trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, l’avere un rapporto di intesa privilegiata.

Un romanzo garbato, abitato da personaggi naturalmente ottimisti, animati da slanci di generosità e di empatia che, nella loro naturalezza, stridono con le realtà condominiali spersonalizzanti delle città moderne, dove persino la progettazione sembra includere l’isolamento delle singole unità abitative, che avvolge in un’atmosfera di piacevole rilassatezza e che bendispone all’apertura fiduciosa verso chi la sorte mette sulla nostra strada o sul nostro pianerottolo.
Per dirla con la protagonista “se vogliamo che una persona ci resti antipatica, dobbiamo assolutamente rifiutarci di conoscerla”.

Un ringraziamento squisitamente privato a Polimena. Sul blog trecugggine potete leggere anche la sua recensione.

Viv

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