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Giusto qualche ora fa ho scaricato un raccontino a costo zero dal sito di bookrebublic.
Mi incuriosiva perché l’autrice è capace di grandi performance e spesso mi è capitato di consigliare e regalare alcuni dei suoi libri.
“Elettra”, la protagonista di questo brevissimo racconto omonimo è vittima di un’ossessione amorosa che la Nothomb riassume in una ventina di pagine di scrittura rapida ed asciutta.
Nulla vale la pena di aggiungere perché, come avviene talvolta nei suoi romanzi meno riusciti, la Nothomb porta sulla carta un’idea e poco sembra importarle che il cerchio si chiuda sull’ultima riga.
Da anni la Nothomb pubblica un romanzo -breve- all’anno e alterna dei piccoli gioielli a opere che echeggiano la marchetta editoriale, ma se non avete mai incrociato i suoi libri aggiungetene almeno uno alla vostra lista, su tutti “Cosmetica del nemico”.

Ricordo di averlo letto in piedi davanti ai fornelli in preda ad un’ansia febbrile ed ipnotica che non mi consentiva di interrompere la lettura nemmeno per mescolare il risotto.
Una manciata di pagine -un centinaio- dove i dialoghi serrati ed incalzanti la fanno da padroni e non lasciano tregua fino all’ultima riga.
Nella sala d’attesa di un aeroporto, un passeggero viene costretto da un ambiguo personaggio ad una conversazione alla quale, vista la situazione, non gli riesce di sottrarsi e che innesca sentimenti ambivalenti e misteriosi meccanismi psicologici dagli esiti incerti.
Impossibile dire di più senza rischiare di sciupare il piacere della lettura che, inesorabile, trascina verso un finale spietato se non totalmente imprevedibile.
La “Cosmetica” è un esempio felice in cui l’abilità della Nothomb di incollare il lettore alla pagina si sposa con una trama ricca di colpi di scena, teatralmente perfetta.
Tra la mia prima lettura -quella del risotto per intenderci- e l’ultima -di qualche notte fa- penalizzata dall’assenza del fattore sorpresa, una trasposizione teatrale curata da Corrado Accordino al Filodrammatici di Milano che resta uno degli spettacoli più riusciti a cui io abbia avuto la fortuna di assistere negli ultimi anni.

In generale i romanzi di Amélie Nothomb, provocatori ed impertinenti, trovano una collocazione perfetta a teatro.
Visti i tempi e la qualità degli spettacoli teatrali nostrani, meritano una menzione speciale anche la trasposizione di “Libri da ardere” con Elio De Capitani e Corrado Accordino in cui la distruzione dei libri -inizialmente quasi un gioco intellettuale sulla buona e cattiva letteratura obbligato dalla necessità di riscaldarsi durante un inverno in tempo di guerra- diviene metafora della degenerazione dell’essere umano e quella di “Acido solforico”, graffiante analisi delle derive della società mediatica e della spettacolarizzazione del dolore. In quell’occasione, ricordo che, molto efficacemente, lo spettatore in sala non era soltanto un osservatore esterno ma era chiamato ad identificarsi nel pubblico del macabro show rappresentato sul palco, al punto che mi ritrovai con una delle protagoniste che mi urlava addosso a pochi centimetri ingiungendomi di alzarmi, in perfetto stile Fura dels Baus.

Se questi spettacoli non finiranno in naftalina, andate a trascorrere una serata a teatro in compagnia di Amélie e leggete alcuni dei suoi libri, ma siete avvertiti: tra i diamanti si nascondono anche dei pezzi di vetro.

Viv

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